La riabilitazione del ginocchio è un processo molto delicato che richiede un intervento specifico ed individualizzato per ogni diversa tipologia di paziente, adulto o bambino che sia. La tipologia di paziente può variare dallo sportivo che ha necessità di riprendere al più presto l’attività agonistica alla persona che ha come obiettivo recuperare le autonomie personali in ambito domestico e lavorativo.

In questo articolo ti descriverò i principali aspetti relativi alla riabilitazione pre chirurgica e post chirurgica del ginocchio, definendo alcune utili impostazioni di carattere generale che ti saranno utili per definire facilmente un piano terapeutico altamente individualizzato per ogni paziente.

Ti guiderò passo passo nel percorso con concetti chiave sì articolati, ma chiari e comprensibili. Nello specifico valuteremo insieme l’importanza:

  • degli aspetti psicosociali e relazionali che influenzano le risposte e le aspettative del paziente:
  • della fase riabilitativa pre chirurgica, prevenzione fondamentale per un ottimale recupero;
  • del concetto di carico e capacità di carico, nozione utile per la specifica personalizzazione della strategia terapeutica.

#1 Aspetti psicosociali e relazionali

La maggior parte dei pazienti individua nell’intervento di chirurgia la risoluzione completa ad un problema funzionale al ginocchio, sia esso in essere a causa di uno stato artrosico conclamato, un evento traumatico o altro.

La mancanza di una completa e più accurata presa in carico della persona fa sì che questa spesso non abbia piena coscienza della successiva necessità di un percorso terapeutico, che può rivelarsi lungo e spaventoso se non gestito in maniera efficace sin dall’inizio.

Di estrema importanza è quindi il ruolo del fisioterapista già nella fase pre operatoria di un intervento al ginocchio. Al fisioterapista spetta il compito di condurre una corretta strategia di coaching per il paziente, aiutandolo a prendere coscienza della situazione, canalizzare le sue ansie in un contesto razionale e far nascere insieme a lui una collaborazione che sarà la base di un grande successo.

Come definire quindi una strategia di intervento già in fase di un primo colloquio?

Dovrai senz’altro avere buone capacità nell’individuazione di fattori prognostici e nella successiva valutazione e definizione di una corretta prognosi. Sarà necessario acquisire tutte le informazioni necessarie al fine di coinvolgere il paziente e permettergli di modellare positivamente il suo stato psicologico a riguardo.

I principali fattori prognostici sono l’età avanzata, la presenza di condizioni degenerative a carico dell’articolazione in esame o delle altre articolazioni, la presenza di comorbilità o una predisposizione oppositiva e di rifiuto nei confronti dell’intervento chirurgico.

Dovrai tener conto anche di che tipo di intervento è stato previsto.

Ad esempio, per la ricostruzione di un legamento crociato sarà utile chiarire al paziente che gli obiettivi non si limiteranno ad essere il superamento dell’edema post operatorio o il semplice recupero del ROM. Infatti, al fine di garantire un recupero funzionale ottimale ci si concentrerà sul recupero degli schemi motori persi in precedenza e nel loro controllo attraverso la modificazione delle gestione delle afferenze propriocettive.

Essere quindi protagonisti nella consolidazione di un buon coping, ovvero l’insieme dei meccanismi psicologici adattativi messi in atto dal paziente per fronteggiare situazioni potenzialmente stressanti, sarà sicuramente una base efficace sulla quale costruire un percorso terapeutico di alto livello.

 

#2 La fase riabilitativa pre chirurgica

Da quanto detto finora, appare subito chiaro che un efficace percorso terapeutico non potrà mai porre le basi su rigidi protocolli uniformati sulla patologia, ma prevederà un’organizzazione in base ai tempi di guarigione dei tessuti (relativi alle specifiche condizioni cliniche del paziente) e ai fattori ambientali che sono propri della persona e del suo specifico modo di interagire con questi.

La fase riabilitativa pre chirurgica pone quindi come base solida il momento dell’informazione e della rassicurazione per poi procedere alla definizione di azioni terapeutiche mirate che hanno come principali obiettivi:

  • riduzione della reattività articolare;
  • recupero della più ampia articolarità possibile;
  • miglioramento della coordinazione motoria;
  • ripristino della forza muscolare;
  • aumento del trofismo e dell’elasticità muscolare.

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato come condizioni funzionali pre chirurgiche di buon livello qualitativo rendano meno problematico il decorso post chirurgico.

Infatti, l’intervento riabilitativo sarà riscontrato dal paziente come doppiamente benefico.

Se da un lato si evidenzieranno una serie di miglioramenti sugli outcome fisici e sui successivi tempi di recupero, dall’altro sarà garantita una qualità maggiore nell’apprendimento di specifiche abilità e competenze nella gestione esercizi e carichi di lavoro anche in autonomia da parte del paziente.

Tale condizione darà la possibilità al paziente di sentirsi protagonista del proprio recupero funzionale anche nella fase post chirurgica.

 

#3 Concetto di carico e capacità di carico

Per concludere, vediamo insieme cos’è e come utilizzare il concetto di carico e capacità di carico.

L’intervento terapeutico costituisce un carico in termini di sollecitazione delle strutture anatomiche e di impegno fisico e mentale che si somma a tutte le attività di vita quotidiana e gli impegni del paziente al di fuori del contesto riabilitativo.

Distinguiamo carichi specifici (attività fisiche misurabili e quantificabili, come quelle inserite nel percorso riabilitativo) e carichi aspecifici (impegni lavorativi, responsabilità familiari, ecc.), entrambi valutabili e di cui tener conto al fine di stabilire il grado di intensità di ogni singolo intervento fisioterapico.

Sarà utile quindi gestire correttamente i carichi specifici del contesto riabilitativo a cui sottoporre il paziente, accompagnando questo ad un continuo adattamento dei processi fisiologici e al relativo miglioramento della sua condizione fisica e psicologica.

Non saranno mai definibili delle specifiche regole a cui far riferimento.

Sarà quindi necessaria un’attenta osservazione del continuo variare del quadro clinico del paziente, riferimento importantissimo che permetterà di comprendere se il livello di carico a cui si sta sottoponendo il paziente è troppo basso, equilibrato o eccessivo.

Un aumento del dolore o il ripresentarsi di un edema localizzato saranno certamente segni indicanti un carico eccessivo, mentre un arresto della progressione del miglioramento di una specifica competenza indicherà uno stato di equilibrio che necessiterà di un aumento del carico di lavoro.

 

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