La musica e la musicoterapia sono oggi elementi chiave nella definizione di trattamenti riabilitativi per numerose patologie di carattere motorio e cognitivo.

In questo articolo non parliamo di una tecnica new age a base di luci calde soffuse, un piacevole sottofondo musicale chillout e qualche strano profumo di erbe ‘aromatiche’ nell’aria, ma di una terapia neuroriabilitativa che pone le sue basi fisiologiche nel più sofisticato e affascinante dei nostri organi, il cervello.

Analizziamo meglio nel dettaglio le caratteristiche più e meno conosciute della musica.

Ognuno di noi ha potuto sperimentare l’esperienza dei brividi di piacere suscitati dalla musica, questo orgasmo uditivo-cutaneo che attiva le aree cerebrali deputate all’analisi delle emozioni e alla gratificazione, proprio come l’eccitazione sessuale o l’assunzione di droga.

La percezione musicale è un fenomeno che interessa non solo la corteccia uditiva o il sistema limbico: oggi si ritiene che l’emisfero destro in un primo momento riconosca la melodia nel suo complesso, mentre l’emisfero sinistro esegua in seguito un’analisi più precisa.

Ma in che modo la musica (e quindi la musicoterapia) può tornare utile nella terapia di patologie neurologiche come il Parkinson, la malattia di Huntington o gli esiti da ictus cerebrale?

Numerosi studi di neuroimaging hanno mostrato che, nell’ascolto di musica, la percezione del ritmo musicale attiva strutture coinvolte nei network di controllo motorio, come la corteccia premotoria o le aree motorie supplementari, i gangli basali, il cervelletto, e sono proprio questi centri a venire compromessi nel morbo di Parkinson, che adesso prenderemo ad esempio, e nelle altre patologie sopracitate.

Tra le caratteristiche principali del Parkinson osserviamo la difficoltà nel regolare la lunghezza del passo, la riduzione della velocità, il “freezing” del cammino e l’aumento della cadenza dei passi: tutto questo è causato dall’alterazione del meccanismo che coordina i movimenti armonici del cammino nel tempo e nello spazio.

 

Ma cosa c’entra il sistema uditivo con il coordinamento motorio?

È confermato da molti studi che le aree cerebrali connesse al senso dell’udito hanno un’altissima capacità di percepire patterns temporali di periodicità, tipici delle melodie musicali.

Il ritmo è costituito da una serie di “beat (eventi acustici ricorrenti regolari) che proposti in successione generano una forte aspettativa temporale del beat successivo, ossia generano un senso interno del ritmo che permane nella mente anche quando lo stimolo uditivo cessa, esattamente come i ritornelli delle hit estive che ci rimangono in testa per mesi.

Ma i patterns temporali sono anche dei meccanismi che entrano in gioco nel coordinare un movimento preciso e strutturato: pensate solamente a semplici azioni come scrivere, parlare, camminare, sono tutte attività che eseguiamo automaticamente perchè il nostro sistema motorio attiva degli schemi neuronali, acquisiti con l’esperienza, per poter contrarre i muscoli coinvolti con la giusta forza e l’esatto tempismo.

In condizioni patologiche questo processo si interrompe, i muscoli non si contraggono più in sincronia e la fluidità armonica del movimento si perde: ecco che sfruttando la sensibilità al ritmo del sistema uditivo e le caratteristiche ritmiche intrinseche della musica possiamo regolare potenzialmente gli input del sistema motorio.

Questo processo di sincronizzazione tra percezione interna del “beat” e il ritmo esterno del movimento è alla base della musicoterapia: l’ascolto di un suono ritmicamente strutturato crea una sequenza temporale interna attesa, scandita dai beats, che viene utilizzata come punto di riferimento nell’attivazione motoria coordinata.

Nella performance motoria fisiologica, tra i gangli basali e l’area motoria supplementare si instaura un loop funzionale che mantiene una preparazione adeguata per il movimento sequenziale; in parole povere i neuroni dopaminergici scaricano ciclicamente i loro impulsi per ogni movimento previsto dalla sequenza automatica (effettuare un passo dopo l’altro, pronunciare una determinata parola, ecc..).

Questo ciclo richiede un segnale d’inizio interno per funzionare e nel morbo di Parkinson questo segnale è alterato o perduto a causa della grave riduzione di dopamina, il neurotrasmettitore che permette la trasmissione in queste aree.

 

musicoterapia di gruppo

Uno degli effetti della musicoterapia è proprio quello di restaurare questo ciclo interno a partire da un segnale ritmico esterno per facilitare la sincronia dei movimenti.

Un esempio di tecnica musicoterapica è la RAS (Rhytmic Auditory Stimulation): si parte con una canzone in cui viene enfatizzato il beat, questo è regolato in base al passo del paziente e una volta che l’azione motoria si è sincronizzata, si aumenta la velocità tra il 5-10% per ogni settimana fino ad ottenere un controllo del ritmo agevole per il paziente.

Così facendo si è constatato un netto incremento della velocità di cammino, della cadenza e della lunghezza del passo. Vi è inoltre una maggiore stabilità della marcia, episodi di freezing più corti e meno frequenti e si recupera una certa sincronia nella contrazione dei muscoli degli arti.

La presenza di un ritmo regolare nello stimolo uditivo incrementa l’attività dei gangli della base, in particolare il putamen, compensando così la mancata stimolazione dopaminergica, questo migliora la performance motoria sia del cammino che della postura, ma anche la coordinazione di movimenti più complessi.

 

Se qualcuno ancora non ne era convinto, ecco un motivo in più per amare la musica.

 

 

FONTI

http://journal.frontiersin.org/journal/psychology,  “Musical training as an alternative and effective method for neuro-education and neuro-rehabilitation” Clément François, Jennifer Grau-Sánchez, Esther Duarte  and Antoni Rodriguez-Fornells

https://www.journals.elsevier.com/neuroscience-and-biobehavioral-reviews,  “Into the groove: Can rhythm influence Parkinson’s disease?” Cristina Nombela, Laura E. Hughes, Adrian M. Owen, Jessica A. Grahn

http://www.stereorama.it/2014/09/30/evidenze-sperimentali-musica-e-cervello/

http://www.ecosangabriele.com/eco/wp-content/uploads/2016/02/ballo-anzianiI.jpg

https://centronemesis.files.wordpress.com/2016/02/savvy-headphones-cropped_t670x470-14-54-22-e1405158399539.jpg

Giacomo Magro

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