Lo studio che sarà descritto in questo articolo, il primo in questo specifico settore, trae importanti conclusioni circa le competenze narrative sviluppate in 66 bambini in età prescolare con impianto cocleare, rilevanti per la programmazione della terapia riabilitativa.

L’ipoacusia di grado profondo è una condizione di deprivazione sensoriale risolvibile quasi totalmente grazie all’utilizzo dell’impianto cocleare, un vero e proprio orecchio bionico che bypassa la coclea e arriva direttamente al nervo.

Ma che cos’è e come funziona l’impianto cocleare?

impianto cocleare

A livello tecnico, l’impianto cocleare può essere diviso in una parte esterna, posta dietro l’orecchio, e una parte interna, posizionata tramite un intervento chirurgico in anestesia totale della durata media di tre ore. Il suo funzionamento può essere esemplificato in 4 punti:

1. Il microfono, posto dietro al padiglione auricolare, capta i suoni;

2. L’informazione ricevuta dal microfono viene a sua volta inviata all’unità di elaborazione, posta sempre nella parte esterna della protesi;

3. L’unità di elaborazione effettua l’equivalente della trasduzione che avverrebbe normalmente nella coclea, ovvero trasforma il suono fisico in impulso elettrico;

4. L’energia elettrica contenente le informazioni acustiche viene inviata ad un ricevitore, posto nella parte interna, e da qui al nervo cocleare.

 

I requisiti legati alla scelta di utilizzo di un impianto cocleare sono:

  • bambini con età maggiore/uguale a 12 mesi (salvo casi particolari come rischio di ossificazione precoce della coclea);
  • ipoacusia di grado grave/profondo (>80-90 Db HL) accertata con metodiche di tipo obiettivo e comportamentale;
  • protesizzazione acustica associata a riabilitazione logopedica per un periodo non inferiore a tre/sei mesi senza evidenti benefici percettivi ed espressivi.

 

Data l’alta incidenza delle ipoacusie neurosensoriali (solo la congenita conta di 1-2 bambini su 1000 neonati), vi sono numerosissimi studi sull’acquisizione del linguaggio nei bambini con protesi.

Alcuni di questi dimostrano come nei casi di presa in carico precoce la lallazione si sviluppi a un’età cronologica comparabile con i soggetti normoudenti, e come anche il vocabolario abbia uno sviluppo ottimale in caso di protesizzazione prima dei 2 anni e 6 mesi. La morfosintassi che ne consegue è ottima: è stata riscontrata una corretta coniugazione dei verbi e delle strutture grammaticali complesse all’interno della frase.

La narrazione è l’abilità più complessa. Comincia a svilupparsi, con un certo grado di variabilità personale, in età prescolare. Per effettuare un’azione come quella di raccontare una favola, apparentemente banale, sono richiesti prerequisiti ben specifici: vocabolario adeguatamente ampio, buon utilizzo della morfosintassi, abilità di pianificazione, attenzione e working memory. Insomma, una perfetta integrazione di tutte le componenti del linguaggio e funzioni esecutive.

Alcuni studi identificano le abilità narrative come un buon fattore predittivo per lo sviluppo della scrittura, lettura e abilità scolastiche in generale. In relazione all’impianto cocleare, però, della narrazione poco si sa, nonostante sia un buon indicatore ecologico per lo sviluppo del linguaggio.

Le abilità narrative vengono valutate, nello studio e nella clinica, tramite la Bus Story: il bambino deve raccontare, supportato dalle immagini in sequenza, la storia del Bus (una storia specificatamente utilizzata) che ha appena ascoltato dal logopedista. Per una corretta analisi di tutti i livelli, la valutazione viene solitamente videoregistrata.

Vengono prese in esame le abilità di produzione narrativa (lunghezza media dell’enunciato, subordinate, numero e correttezza degli enunciati), la coerenza interna al racconto (personaggi, trama), e analizzati gli errori semantici, sintattici e morfologici.

I bambini con impianto cocleare sembrano produrre lo stesso numero di enunciati rispetto ai controlli nel retelling della storia, ma con una lunghezza media dell’enunciato, una complessità e una correttezza inferiori. Per quanto riguarda la coerenza, non sono state rilevate differenze tra bambini impiantati e i controlli.

Nella tipologia di errori l’analisi è interessante: i bambini impiantati producono gli stessi errori dei controlli, solo in quantità maggiore. Ciò sta a significare che con una terapia logopedica adeguata per frequenza ed intensità è possibile un recupero totale della discrepanza.

Ci sono evidenze su training specifici delle abilità narrative nei bambini con ipoacusia. Le indicazioni presenti in letteratura sono di una seduta a settimana per tre mesi. I maggiori benefici sono stati riscontrati nei bambini con una perdita d’udito di eziologia genetica e nei bambini con impianto cocleare, a patto che abbiano avuto una presa in carico precoce.

Per un corretto sviluppo del linguaggio nelle sue componenti più complesse, dunque, a fare la differenza sono una presa in carico con protesizzazione precoce, una presenza di impianto cocleare bilaterale per massimizzare la percezione, l’assenza di ulteriori disabilità e un contesto monolingue. La presenza attiva dei genitori nel background riabilitativo, inoltre, è un fattore prognostico positivo al recupero.

Questi risultati sono da tenere in forte considerazione nello sviluppo di una terapia destinata a questo tipo di soggetti, per poter ottenere il migliore sviluppo del linguaggio parlato e in questo modo favorire le abilità di lettoscrittura.

 

Natascia Pirani

FONTI

1. A. Quaranta, E. Arslan, S. Burdo, D. Cuda, R. Filippo, N. Quaranta – Documento del gruppo SIO Impianti Cocleari: Linee guida per l’applicazione dell’Impianto Cocleare e la gestione del centro Impianti Cocleari, Argomenti di Acta Otorhinolaryngologica Italica 2009.

2. Tavakoli M, Jalilevand Nì, Kamali M, Modarresi Y, Zarandy MM – Language sampling for children with and without cochlear implant: MLU, NDW, and NTW.

3. Enhancing Sequential Time Perception and Storytelling Ability of Deaf and Hard of Hearing Children.

4. Documento del Ministero Della Salute sugli impianti cocleari.

5. Narrative spoken language skills in severely hearing impaired school-aged children with cochlear implants (Boons T, De Raeve L, Langereis M, Peeraer L, Wouters J, van Wieringen A).

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